Le faccette in ceramica

La formulazione del piano di trattamento in odontoiatria richiede il coinvolgimento di differenti e specifiche conoscenze e competenze.

Nell’approccio interdisciplinare, la corretta riabilitazione di un paziente comporta una proficua sinergia in cui il ruolo dell’odontotecnico è centrale per il raggiungimento degli obiettivi clinici di funzionalità ed estetica.

Documentazione, programmazione, pre-visualizzazione, rivalutazione sono fasi cruciali, ineludibili e propedeutiche alla finalizzazione.

Se la scelta dei materiali obbedisce a prerogative funzionali, la personalizzazione delle forme dentali all’interno della cornice del viso risponde al requisito della Mimesis.

Ovvero l’integrazione dell’artificiale nel naturale come massima espressione estetica.

Sul mimetismo delle nostre ricostruzioni, sulla capacità di replicare forme complesse, sulla perizia nell’individualizzare caso per caso ogni restauro, infine sulla soddisfazione finale del paziente si misura il valore della sinergia odontoiatra-odontotecnico.

Una condivisione che al giorno d’oggi può essere davvero differenziante.

Ora può sembrare semplice parlare di sinergia, mentre nella pratica di tutti i giorni risulta molto difficile non solo la collaborazione, ma anche la comunicazione corretta con i propri collaboratori. 

Clinica e Laboratorio, inoltre, sono due mondi spesso separati da ostacoli, in parte connaturati all’esercizio delle differenti professionalità. Tuttavia, troppo frequentemente, le barriere risultano di carattere personale, talora ideologico, maturate su una presunta superiorità intellettuale dell’odontoiatra.

Un’esercizio di superbia che finisce col tradursi nella evidente e diffusa asimmetria relazionale, che vede l’odontotecnico soccombere per la mera ragione della natura “commerciale” del rapporto (domanda vs. offerta).

Stefano ed io collaboriamo ormai da più di quindici anni. Sono stati anni di studio, di sacrifici, di taratura reciproca sulle rispettive necessità professionali e di riorganizzazione anche profonda delle nostre attività. 

Un lavoro lento, progressivo, che ha richiesto e richiede tuttora manutenzione e aggiornamento continui, sempre rivendicando il rispetto assoluto delle differenti umanità e il riconoscimento delle rispettive dignità professionali.

Una relazione cresce soltanto se si è capaci di costruire un dialogo positivo, che presuppone l’attitudine alla comunicazione e la lungimiranza della comprensione. 

In definitiva sapere esprimere e manifestare i propri bisogni, ma anche ascoltare, accogliere…essere disponibili l’uno verso l’altro.

La collaborazione potrà tramutarsi in sinergia se le parti sapranno non soltanto sposare gli obiettivi professionali, dividendo in egual misura successi ed insuccessi, ma anche e soprattutto condividere ed inseguire gli stessi valori morali, al di fuori dei quali non esiste etica e, in una prospettiva più ampia, non esiste civiltà.

Tutto questo non si ottiene in un giorno né in un mese.

Non si impara ad un corso, né si può acquistare. 

Significa rimettersi in cammino, zaino in spalla, lungo un sentiero che sarà verosimilmente sempre in salita, ma percorrendo il quale diventeremo certamente persone migliori.

Per questi motivi il format che proponiamo vuole essere qualcosa di più profondo, che oltrepassa il nozionismo tecnico-clinico, tracciando un percorso di consapevolezza e di crescita personale assieme al proprio odontotecnico, con l’obiettivo finale di arrivare ad abbracciare quei presupposti senza i quali è molto difficile raggiungere il risultato. Del resto molto spesso le faccette rappresentano l’atto finale di un piano di trattamento ben più complesso.

Un paziente. Dalla preparazione alla cementazione in diretta… senza trucchi. Tre incontri, quello intermedio in laboratorio per la realizzazione delle faccette. La nostra verità.

Cosa impari:

  1. pianificare i casi estetici attraverso la documentazione fotografica e la previsualizzazione
  2. selezionare i materiali ceramici più appropriati alle differenti condizioni cliniche
  3. scegliere il design di preparazione più indicato per il materiale selezionato
  4. rilevare un’impronta insindacabile
  5. trasferire le informazioni e comunicare in maniera efficace con il laboratorio
  6. trattare correttamente i substrati per un’adesione affidabile nel tempo
  7. verificare i risultati e il mantenimento 
  8. risolvere le eventuali complicanze

Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò ancora, fallirò meglioSamuel Beckett     

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